Alternative facts: le invenzioni dei politici e come scovarle

Se le fake news sono ufficialmente condannate dalla politica, gli alternative facts, “fatti alternativi”, sono interessanti perché da questa sono stati creati. Ci si riferisce infatti con questa espressione a delle clamorose invenFake-news-headerzioni che hanno raggiunto la popolarità mondiale quando sono state ripetute a schiere di giornalisti dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

A farsi bersaglio delle critiche più taglienti non è stato però il tycoon: molto più spesso di lui nell’occhio del ciclone è stata la sua consigliera, Kellyanne Conway, la prima a usare questa terminologia per contraddire fatti documentati dalla stampa internazionale. In almeno due occasioni, Conway ha riferito di avvenimenti mai accaduti (un attentato terroristico su suolo americano, un’affluenza record al discorso inaugurale di Trump) descrivendoli non come “erronei” dopo essere stata contestata, ma semplicemente come “fatti alternativi”, per l’appunto. Alternativi alla verità, di sicuro! È per questo che si può parlarne come di fake news a livello istituzionale. Quanto allo stesso Trump, anche lui si è macchiato a più riprese di diffusione di notizie false: per esempio citando statistiche inesistenti sul tasso di omicidi nella città di Chicago, oppure annunciando un attentato in Svezia.

In questi casi, come in quelli delle fake news, l’unico strumento valido è la vigilanza: nel caso di Trump, un sito conservatore e obiettivo come quello del Washington Post ha inaugurato, in parallelo all’elezione di Trump, un servizio di fact-checking documentato e puntuale, disponibile anche per email: questo fa letteralmente le pulci al miliardario, dando voti (sia positivi che negativi) a tutte le sue affermazioni pubbliche e registrate dalla stampa.

Se questo strumento non esiste ancora per la politica italiana, ci sono comunque molti professionisti seri che nel loro piccolo fanno lo stesso tipo di lavoro: Wil Nonleggerlo, su L’Espresso, registra le frasi assurde, false o contraddittorie – e le pubblica. Michelangelo Coltelli, insieme a Paolo Costa, ha creato un blog di grande successo come BUTAC – Bufale un tanto al chilo. Lo stesso tipo di lavoro di Paolo Attivissimo, giornalista svizzero che scrive in italiano sull’omonimo blog. Sono solo alcuni esempi, ma utilissimi per iniziare a difendersi.